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il Valdarno

E’ la valle delle ‘balze‘ e delle cosiddette ‘Terre Nuove’ fondate dalla Repubblica di Firenze tra il XIII° e il XIV° secolo; terre nuove sono infatti Castelfranco, Terranuova Bracciolini e S.Giovanni Valdarno, capoluogo della vallata; quest’ultima città è ricca di preziosi quanto inaspettati tesori: è la città natale di Masaccio, genio del primo Rinascimento, di cui ancora è visitabile la casa; vi possiamo trovare la Basilica di S. Maria delle Grazie, legata al miracolo di Monna Tancia, e al fianco di essa uno dei più squisiti musei del territorio, il Museo della Basilica, dove vi è conservata una delle tre Annunciazioni del Beato Angelico.

Parlando del Valdarno non si può non accennare alle antiche pievi molte delle quali poste lungo la cosiddetta Setteponti, strada che ricalca un tratto dell’antico percorso della Cassia Vetus; lungo l’antico percorso incontriamo ad esempio la Pieve di S. Maria a Sco’ e la suggestiva Pieve di Gropina presso Loro Ciuffenna. Più di un accenno meriterebbero anche le pievi della Val d’Ambra: la Pieve di Galatrona, con le bellissime terracotte invetriate di Giovanni della Robbia, e la possente Badia a Ruoti che conserva all’interno della chiesa una delle più belle pale di Neri di Bicci.
Altro centro importante è Montevarchi, nato da un antico feudo dei Conti Guidi, nella cui collegiata dedicata a S. Lorenzo vi era conservata la reliquia del Sacro latte di Maria, donata a Guidoguerra nel 1266, e per la quale fu costruito un bellissimo tempietto in terracotta robbiana oggi visibile nel Museo della Collegiata. E infine ci ritroviamo nel basso Valdarno aretino, con Castiglion Fibocchi e il suo suggestivo Carnevale di Primavera detto ‘dei figli di Bocco’ e Ponte Buriano, che con i suoi sette fornici sovrasta quel tratto d’Arno che prima di toccare Arezzo risale per continuare il suo scorrere verso Firenze; lo stesso ponte visto da Leonardo e riportato con il relativo paesaggio sullo sfondo della famosa Gioconda.

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Cortona e la Valdichiana

Under the tuscan sun. Così la scrittrice americana Frances Mayes descrive l’atmosfera trovata a Cortona e nell’altrettanto assolata valle che la ospita. Anche se non sempre la Valdichiana ha goduto di un ottimo clima, soprattutto durante i secoli in cui più che una fertile valle appariva come un’enorme zona paludosa a causa del Clanis e dei molti corsi d’acqua che andavano ad aumentare l’affluenza idrica del fiume. Solo con l’intervento iniziato in età lorenese si arriva ad una efficace regimazione, grazie soprattutto all’ingegnere Vittorio Fossombroni e al suo sistema di colmate. Grazie a questo intervento possiamo godere della Valdichiana come la vediamo oggi: immensi campi di grano e di girasoli, frutteti, il tutto dominato dalle tipiche coloniche dette ‘leopoldine’. E in mezzo a questo paesaggio sorgono città e borghi tra i più invidiati della Toscana, per la loro posizione, il clima, l’arte e la cultura enogastronomica, con la famosa ‘fiorentina’ di carne chianina,  fiore all’occhiello di questa valle.

Prima fra tutte la già citata Cortona: immenso è il suo patrimonio culturale e artistico, patrimonio che affonda le sue radici nell’antico passato da Lucumonia Etrusca, con i suggestivi tumuli della località del Sodo, una delle eccellenze archeologiche di tutta la regione, di cui è possibile ammirare i reperti nell’innovativo MAEC (Museo Accademia Etrusca e Città di Cortona).
Salendo verso Arezzo incontriamo Castiglion Fiorentino, borgo collinare che ospita anch’esso un interessante Museo Archeologico con l’adiacente Pinacoteca Comunale, in cui si conservano prestigiose opere tra le quali due capolavori di Bartolomeo della Gatta, e il Museo della Pieve di S. Giuliano. Quasi a dividere le due città troviamo il Castello di Montecchio, risalente al XII° secolo.
Spostandoci verso ovest e scendendo dalle quote collinari di Castiglion Fiorentino e Cortona, troviamo Foiano della Chiana, piccolo centro agricolo della valle, che racchiude un impensato tesoro: il gruppo scultoreo in terracotta robbiana della Madonna dello Spasimo, il tempio di S. Stefano del Vasari eretto in occasione della vittoria di Firenze contro Siena nella Battaglia di Scannagallo (1554) e il folcloristico Carnevale di Foiano, tra i più antichi d’Italia.
All’estremità ovest della vallata, al confine con il territorio senese, sorge Lucignano, piccolo borgo dalla forma ellittica, molto influenzato dalla vicina Siena, sede di un interessante Pinacoteca Comunale, dove al suo interno si trova il famoso reliquiario detto Albero d’Oro, e della Maggiolata, evento popolare legato alla cultura contadina del luogo che si svolge, appunto, durante il mese di maggio, caratterizzato da una coloratissima sfilata di carri floreali.
E infine, tornando verso nord, troviamo Monte San Savino, la città della nobile famiglia dei Ciocchi Del Monte, della quale uno dei suoi membri, Giovanni Maria, divenne Papa nel 1550 con il nome di Giulio III; Monte San Savino è anche la città natale di un importante artista rinascimentale, Andrea Contucci detto appunto il Sansovino, attivo a Firenze ma che ha lasciato alcune opere scultoree anche nella sua città natia. Mentre poco fuori, andando verso la A1, ci imbattiamo nel Santuario delle Vertighe, con la sua storia piena di fede e devozione.

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Arezzo

 

Arezzo, città della Toscana situata a sud-est della regione,  sorge al centro di quattro vallate: il Casentino, la Valtiberina, la Valdichiana e il Valdarno. Le sue origini sono antichissime, con insediamenti fin dall’età del ferro ma di maggiore rilevanza appare l’investitura a lucumonia etrusca (ossia sede di uno dei dodici re etruschi), insieme alla vicina Cortona. Molti dei reperti di epoca etrusca e romana sono conservati presso il Museo Archeologico Nazionale Gaio Cilnio Mecenate, tra i quali spicca il famoso cratere di Euphronyos della fine del VI° sec. a.C.
Passeggiando per la città risalta subito all’occhio il suo profilo medievale, plasmato durante la signoria dei vescovi-conti che governarono la città fin dal XII° secolo, arrivando al periodo florido sotto il vescovo Guido Tarlati di Pietramala (1312 – 1327). Possiamo ammirare la Pieve di Santa Maria, cara al popolo aretino, la chiesa di S. Domenico con la croce dipinta di Cimabue (1275) e la chiesa di S. Francesco con la Cappella Bacci che accoglie uno dei cicli di affreschi più importanti del Rinascimento: la Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca.
A mio avviso una delle principali testimonianze della città è il bellissimo Duomo dedicato a S. Pietro e S. Donato, protettore della città, posto sul Colle di S. Pietro, che racchiude molta della storia, dell’arte e della fede legata a questo popolo, dove vi si conserva la Maddalena di Piero della Francesca e le maestose vetrate rinascimentali di Guillame de Marcillat, uniche nel loro genere. Inoltre, dal 1796, custodisce in una bellissima cappella appositamente creata nel XIX° sec. in stile neoclassico la maiolica raffigurante la Madonna di Provenzano ribattezzata Madonna del Conforto in seguito al miracolo compiuto in favore del popolo aretino.
Ma l’immagine di Arezzo non la ritroviamo riflessa solo nelle sue splendide chiese e nei suoi monumenti. Molti sono i musei cittadini, vari nelle tematiche e nella qualità delle opere esposte come ad esempio i due musei nazionali, il già citato Museo Archeologico e il Museo di Arte Medievale e Moderna; oppure le due case-museo legate a due dei più importanti aretini che la storia e l’arte della città hanno avuto: il Museo Casa Vasari e la Casa museo Ivan Bruschi, attivo collezionista fondatore della Fiera Antiquaria di Arezzo, una delle più importanti manifestazioni del genere in Italia.
Altra manifestazione importante e simbolo della città è la Giostra del Saracino, l’evento più sentito e maggiormente partecipato da tutta la cittadinanza.

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il Casentino

“ Mi meraviglio, soprattutto,Che tu mai abbia posto il piede…Nel Casentino e nei suoi confini…Qui è la località di Alverna…Qui è il Santo Eremo di Camaldoli…Qui è il Sacro Cenobio di Vallombrosa…Qui è la sorgente dell’ Arno…”

[Lettera del conte Roberto di Battifolle a Petrarca]

 

Valley Enclosed. Così la scrittrice inglese Ella Noyes intitola il primo capitolo del suo libro The Casentino and its story (1905) per descrivere questa terra toscana scoperta e visitata durante uno dei suoi tanti viaggi in Italia, seguendo l’onda dei grand tour europei.
Ma perché le viene dato l’attributo di ‘chiusa’?
Sicuramente per la particolare conformazione naturale e geologica: la valle presenta la forma di una conchiglia racchiusa tutt’intorno da rilievi montuosi che toccano e superano i 1.000 metri s.l.m., montagne dell’Appenino tosco-romagnolo che sembrano quasi abbracciarla e isolarla dal resto della regione. Unico varco naturale è quello creato dal fiume Arno che, nascendo dal Monte Falterona, attraversa tutta la vallata puntando dritto verso Arezzo e girando poco prima di arrivare al capoluogo, volgendo la sua direzione verso Firenze.
In tempi moderni è stato denominato Casentino tutto il territorio che partendo dal comune di Stia arriva a comprendere comuni limitrofi ad Arezzo come Capolona. In verità, al di fuori delle comodità amministrative, il Casentino autentico al massimo, come comune più a sud, arriva a toccare Castel Focognano. Addirittura ai tempi di Dante e dei Conti Guidi, signori della valle e dell’intera Toscana, idealmente il Casentino non comprendeva nemmeno Bibbiena, considerato già territorio aretino, dimora ‘di campagna’ dei vescovi di Arezzo tra i quali i Tarlati. Per lo stesso Dante, esule in questa valle dopo la cacciata da Firenze, il confine più a sud del Casentino era rappresentato dall’Archiano, affluente dell’Arno, che divide il territorio diPoppi da quello di Bibbiena. Non a caso il cosiddetto ‘Alto Casentino’ era amministrato dalla Diocesi di Fiesole e tutt’oggi per alcune parrocchie la situazione è rimasta immutata.
E’ l’Alto Casentino ad essere stato dimora dei conti Guidi, con i loro castelli, di cui rimangono ancora pregevoli esempi. Primo fra tutti quello di Poppi, borgo che si staglia al centro della vallata con il suo profilo inconfondibile.Oppure quello di Romena, purtroppo diroccato ma molto suggestivo, con la vicina Pieve in stile romanico. Altro castello visitabile è quello di Porciano, sopra Stia. Si dice che tutti e tre i castelli abbiano ospitato Dante durante il suo esilio.
Ma il Casentino è soprattutto un luogo di elevazione spirituale, dato il suo naturale isolamento e la presenza delle secolari foreste, divenute poi Parco Nazionale. Non a caso questi luoghi furono scelti da due santi importantissimi per edificare i loro eremi e i loro conventi: stiamo parlando di S. Romualdo con l’eremo e il monastero di Camaldoli e S. Francesco con il complesso de La Verna, dove nel 1224 ricevette le stimmate.
Lasciando l’Alto Casentino troviamo Bibbiena, città del cardinale Dovizi e del Carnevale della bella Mea, ai piedi del cui colle sorge il rinascimentale Santuario di S. Maria del Sasso.
Se seguiamo l’Arno, scendendo verso Arezzo, incontriamo l’antica Pieve di Socana, che affonda le sue origini in epoca etrusca, epoca di cui è possibile tutt’oggi ammirarne i reperti come il bellissimo altare di fronte all’abside romanica dell’attuale chiesa.
L’estremo confine della valle è, artisticamente parlando, rappresentato dalla Pieve di Sietina, con la sua struttura romanica e i suoi cicli di affreschi del XIV° e XV° secolo.

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la Valtiberina

E’ l’altra vallata del territorio aretino che vede nascere un importante fiume, il Tevere. E’ la terra natale di Piero della Francesca, artista e genio del Rinascimento, e ospita alcune dei suoi capolavori: la Madonna del Parto a Monterchi e le preziose opere conservate nel Museo Civico di Sansepolcro tra le quali la Resurrezione e la Madonna della Misericordia. Sansepolcro e Anghiari sono le città principali della vallata: Sansepolcro, con le sue chiese, tra le quali domina il Duomo di S. Giovanni Evangelista, scrigno di fede e di opere d’arte eccellenti; e Anghiari, uno dei Borghi più belli d’Italia, con i suoi vicoli, le botteghe artigiane, il Museo della Battaglia di Anghiari e il Museo di Palazzo Taglieschi. E poco fuori dai centri maggiori è possibile ritrovare sulle colline uno dei luoghi francescani della provincia: l’Eremo di Montecasale.
Per chi volesse addentrarsi ai suoi confini, la Valtiberina offre molti luoghi interessanti che circondano i centri principali posti più a valle.
Salendo a ritroso in direzione del Casentino incontriamo Pieve S. Stefano, con il Santuario della Madonna dei Lumi affrescato da Luigi Ademollo, e il Palazzo del Comune con una bellissima terracotta robbiana raffigurante l’incontro tra Gesù e la samaritana al pozzo.
Continuando a salire troviamo un piccolo borgo davvero interessante, anche solo per il fatto di aver dato i natali a Michelangelo Buonarroti: Caprese Michelangelo. Qui infatti è possibile vedere ancora la chiesa in cui l’artista fu battezzato e soprattutto la Casa natale di Michelangelo, trasformata in un museo che raccoglie le copie delle sue più famose opere scultoree.
I comuni più a nord – est sono quelli di Badia Tedalda e Sestino, all’estremo confine della valle e della regione, ultimo luogo nel quale si potrebbe pensare di trovare un Antiquarium che conserva importanti reperti di epoca romana e i resti di un bellissimo tempietto.

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