il Casentino

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il Casentino

“ Mi meraviglio, soprattutto,Che tu mai abbia posto il piede…Nel Casentino e nei suoi confini…Qui è la località di Alverna…Qui è il Santo Eremo di Camaldoli…Qui è il Sacro Cenobio di Vallombrosa…Qui è la sorgente dell’ Arno…”

[Lettera del conte Roberto di Battifolle a Petrarca]

 

Valley Enclosed. Così la scrittrice inglese Ella Noyes intitola il primo capitolo del suo libro The Casentino and its story (1905) per descrivere questa terra toscana scoperta e visitata durante uno dei suoi tanti viaggi in Italia, seguendo l’onda dei grand tour europei.
Ma perché le viene dato l’attributo di ‘chiusa’?
Sicuramente per la particolare conformazione naturale e geologica: la valle presenta la forma di una conchiglia racchiusa tutt’intorno da rilievi montuosi che toccano e superano i 1.000 metri s.l.m., montagne dell’Appenino tosco-romagnolo che sembrano quasi abbracciarla e isolarla dal resto della regione. Unico varco naturale è quello creato dal fiume Arno che, nascendo dal Monte Falterona, attraversa tutta la vallata puntando dritto verso Arezzo e girando poco prima di arrivare al capoluogo, volgendo la sua direzione verso Firenze.
In tempi moderni è stato denominato Casentino tutto il territorio che partendo dal comune di Stia arriva a comprendere comuni limitrofi ad Arezzo come Capolona. In verità, al di fuori delle comodità amministrative, il Casentino autentico al massimo, come comune più a sud, arriva a toccare Castel Focognano. Addirittura ai tempi di Dante e dei Conti Guidi, signori della valle e dell’intera Toscana, idealmente il Casentino non comprendeva nemmeno Bibbiena, considerato già territorio aretino, dimora ‘di campagna’ dei vescovi di Arezzo tra i quali i Tarlati. Per lo stesso Dante, esule in questa valle dopo la cacciata da Firenze, il confine più a sud del Casentino era rappresentato dall’Archiano, affluente dell’Arno, che divide il territorio diPoppi da quello di Bibbiena. Non a caso il cosiddetto ‘Alto Casentino’ era amministrato dalla Diocesi di Fiesole e tutt’oggi per alcune parrocchie la situazione è rimasta immutata.
E’ l’Alto Casentino ad essere stato dimora dei conti Guidi, con i loro castelli, di cui rimangono ancora pregevoli esempi. Primo fra tutti quello di Poppi, borgo che si staglia al centro della vallata con il suo profilo inconfondibile.Oppure quello di Romena, purtroppo diroccato ma molto suggestivo, con la vicina Pieve in stile romanico. Altro castello visitabile è quello di Porciano, sopra Stia. Si dice che tutti e tre i castelli abbiano ospitato Dante durante il suo esilio.
Ma il Casentino è soprattutto un luogo di elevazione spirituale, dato il suo naturale isolamento e la presenza delle secolari foreste, divenute poi Parco Nazionale. Non a caso questi luoghi furono scelti da due santi importantissimi per edificare i loro eremi e i loro conventi: stiamo parlando di S. Romualdo con l’eremo e il monastero di Camaldoli e S. Francesco con il complesso de La Verna, dove nel 1224 ricevette le stimmate.
Lasciando l’Alto Casentino troviamo Bibbiena, città del cardinale Dovizi e del Carnevale della bella Mea, ai piedi del cui colle sorge il rinascimentale Santuario di S. Maria del Sasso.
Se seguiamo l’Arno, scendendo verso Arezzo, incontriamo l’antica Pieve di Socana, che affonda le sue origini in epoca etrusca, epoca di cui è possibile tutt’oggi ammirarne i reperti come il bellissimo altare di fronte all’abside romanica dell’attuale chiesa.
L’estremo confine della valle è, artisticamente parlando, rappresentato dalla Pieve di Sietina, con la sua struttura romanica e i suoi cicli di affreschi del XIV° e XV° secolo.

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